Il tapering della BCE è alla porte: cosa cambia?

In questo guest post Giovanni, creatore del sito di informazione finanziaria Il Trading Per Te, ci spiega in che modo il cosiddetto tapering influenzerà la quotidianità degli italiani.

Nella riunione di giovedì 7 settembre Mario Draghi, governatore della BCE, ha annunciato che nella riunione di ottobre rivelerà le sorti del Quantitative Easing (QE) in atto. Tutti gli operatori del settore danno per scontato che ciò voglia dire che ad ottobre Draghi annuncerà le modalità del “tapering”, ovvero le modalità per far terminare il QE.

Per tutti coloro che non masticano alla perfezione la politica monetaria, vediamo prima di tutto cosa sono QE e tapering,

1) Cos’è il QE e cos’è il tapering

Il QE è l’acquisto da parte della banche centrale di un paese di alcuni titoli emessi da istituzioni del paese stesso. Per fare questi acquisti, la banca centrale utilizza moneta di nuova emissione, e quindi di fatto inietta denaro fresco nell’economia del paese. I titoli in questione possono essere di vario genere, ma di solito sono titoli di stato.

Tornando all’attualità, ad oggi (estate 2017) la BCE acquista vari titoli di stato dai paesi dell’eurozona per un ammontare pari a 60 miliardi di euro al mese. Questo misura monetaria espansiva è un aiuto alla crescita economia ed all’inflazione dell’eurozona.

Sembra dunque che nella riunione di ottobre Draghi annuncerà il piano di tapering, ovvero il piano per portare, magari gradualmente, alla conclusione tali acquisti.

2) Ma cosa cambia per i cittadini comuni?

Un QE ha vari effetti diretti sull’economia di un paese. Ma il più importante e più diretto per i cittadini è quello di fare diminuire i tassi di interesse dell’economia reale.

Il meccanismo per cui ciò accade è il seguente: la banca centrale compra titoli di stato, e ciò fa diminuire il rendimento di tali titoli. Con il rendimento dei titoli di stato basso, tutte le istituzione finanziarie di un paese sono “spinte (o costrette)” a immettere denaro nell’economia reale. Il denaro di conseguenza costa meno, e quindi i cittadini possono godere di tassi bassi per credito a consumo, mutui, etc.

Dunque la fine del QE vorrà dire che i tassi di interesse in Italia aumenteranno?

La risposta è sì, ma c’è un “però” grande come un casa. E questo “però” riguarda il fatto che, sebbene il QE stia sì per terminare, il tasso di interesse principale della BCE resterà a 0 ancora a lungo. Probabilmente per tutto il 2018.

Infatti, insieme al QE, l’altro grande strumento monetario per tenere i tassi reali bassi è il tasso di interesse principale della banca centrale. Se si abbassa tale tasso “madre”, tutti gli altri tassi dell’economia reale scendono di conseguenza, visto che dipendono da esso.

Sebbene il QE stia terminando, Draghi non ci pensa proprio a rialzare i tassi. E’ ancora troppo presto, la crescita in Europa è in ripresa ma non è solida. L’inflazione sta ripartendo ma è ancora bassa.

Quindi potete stare tranquilli: un leggero rialzo del costo del denaro ci sarà. Ma tale rialzo sarà, appunto, leggero.

3) Le conseguenze negative saranno più per il debito pubblico italiano che per gli italiani

Infatti più che all’economia reale, questa mossa di Draghi avrà ripercussioni negative sul debito pubblico italiano. Il meccanismo è semplice: visto che gli acquisti sui titoli di stato termineranno, il loro rendimento aumenterà. E visto che un paese si finanzia con i titoli di stato, se il rendimento è maggiore vuol dire che l’Italia pagherà di più per gli interessi del debito di nuova emissione.

In sintesi: più che far preoccupare per l’economia reale, questa svolta monetaria della BCE dovrebbe far preoccupare per il futuro del debito pubblico italiano.

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