Sapevi che dai rifiuti elettronici si possono recuperare metalli preziosi?

rifiuti elettronici non sono semplice spazzatura, anzi: in molti dei dispositivi che vengono gettati e finiscono nelle discariche, infatti, sono presenti metalli preziosi, tra i quali l’argento e l’oro. Si stima che in un anno vengano prodotti in tutto il mondo rifiuti hi-tech tra i 20 e i 50 milioni di tonnellate: ebbene, al loro interno ci sarebbero oltre 7mila tonnellate di argento e più di 300 tonnellate di oro, per un valore complessivo che supera i 15 miliardi di euro. Il loro recupero è affidato ad aziende specializzate, come per esempio Faggi, il cui sito Faggi.it fornisce informazioni utili e realmente interessanti a questo proposito.

La situazione in Europa

Il problema è che, allo stato attuale, solo una piccola parte dei metalli preziosi che sono contenuti nei rifiuti elettronici viene recuperata, mentre il resto viene eliminato. Nel nostro continente sono circa 10 milioni le tonnellate di RAEE (la sigla con la quale vengono identificati i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) che vengono prodotti ogni anno: tuttavia appena un terzo è destinato a essere riciclato all’interno degli impianti di recupero appositi. Si stima che riuscendo a portare tale parte dal 33 per cento attuale ad almeno l’80 per cento ci sarebbe la possibilità di recuperare 1 miliardo di euro di materiali preziosi.

La spazzatura hi-tech

Noti anche con il nome di e-waste, i rifiuti tecnologici aumentano sempre di più. Se è vero che i principali produttori di questa immondizia hi-tech sono gli Usa e l’Europa, è altrettanto vero che altri Paesi stanno risalendo la classifica, a cominciare dalla Cina. Ma che cosa si deve fare per essere in grado di recuperare oro e argento dai rifiuti elettronici? Il primo passo da compiere è rappresentato da un loro corretto smaltimento. Nel momento in cui i dispositivi elettronici giungono in discarica, dunque, è necessario provvedere alla separazione delle varie componenti, in modo che le stesse possano venire recuperate.

Quali materiali si possono ricavare

Non ci sono solo l’argento e l’oro nel novero dei materiali preziosi che possono essere ricavati dalle schede elettroniche e dagli altri dispositivi tecnologici: la lista include anche il palladio, l’alluminio, l’acciaio, il ferro, il rame e le materie plastiche. Uno dei problemi della situazione attuale consiste nel fatto che la maggior parte dei rifiuti elettronici che vengono prodotti nei Paesi occidentali è destinata alle discariche africane: nel Continente Nero, però, il recupero dei metalli viene effettuato con sistemi pericolosi e che non garantiscono la salute e l’incolumità dei lavoratori, i quali sono esposti alle sostanze tossiche presenti nei device. Non di rado, a lavorare nelle discariche ci sono anche i bambini.

Come avviene il recupero di materiali preziosi in Italia

Nel nostro Paese, il Policlinico di Milano ha messo a punto un sistema di recupero dei metalli preziosi che si basa sulla frantumazione dei prodotti elettronici e sulla loro separazione meccanica. Il Centro Sviluppo Materiali, invece, ha ideato la pirogassificazione di schede elettroniche per il recupero attivo. L’Enea, infine, sta sviluppando delle tecniche di trattamento idrometallurgico, che consentono di ridurre l’impatto ambientale ma comunque di ricavare metalli caratterizzati da un livello di purezza piuttosto alto.

Le prospettive di Enea

Proprio il progetto di Enea sembra quello destinato a garantire i risultati migliori, se non dal punto di vista ecologico: la tecnica che è stata progettata, infatti, si differenzia dagli altri sistemi perché non richiede alte temperature e, inoltre, comporta basse emissioni nell’ambiente. Si calcola, in particolare, che da una tonnellata di schede elettroniche sia possibile ricavare un valore di 10mila euro in metalli.

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